Exceptions. The case of Thematic Laboratories

The thematic laboratory, in its current form, evolved from a project within the Master’s Degree programme in Architecture Built Environment Interiors (ACI) and its English-language counterpart Architecture Built Environment Interiors (BEI) at the School of Architecture, Urban Planning and Construction Engineering at the Politecnico di Milano. The course, which began in the 2017-2018 academic year, promotes a teaching approach that focuses on learning by doing through disciplinary workshops in the first two semesters and thematic workshops in the third semester, as the final training stage before choosing the final thesis. A brief introduction is necessary to contextualise not only the aims, expectations and theoretical issues of the master’s degree course, but also the evolution of the thematic workshop in order to understand what is defined in the essay as its exceptional nature.

The degree programme in Architecture, Built Environment and Interiors is a qualification that incorporates educational requirements rooted in polytechnic culture, combining cultural education, research and critical theoretical analysis with a professional focus. The latter remains open to demands arising from a constantly changing environmental, economic and social reality, which have a direct impact on the very concept of the architect. The decision to place the thematic workshop as the final design experience in the third semester of the degree programme has a dual significance: on the one hand, it fits well into the structure of the programme as it allows the two aspects on which it is based, one theoretical and the other professional, to be combined; on the other hand, it allows all the tools and skills learned throughout the course (bachelor’s + master’s) to be perfected and incorporated into the final thesis project. It is necessary to clarify the form of this workshop, which was initially conceived as a disciplinary course and was to be led by a visiting professor (6 CFU) with the addition of related subjects (4 CFU). The course thus offered five alternative thematic workshops (Architecture, Interiors, Restoration, Technology, Urban Planning), allowing students to make a choice based on specific interests developed during their previous experiences.

The exceptional nature of a course

In the 2020-21 academic year, the thematic workshop underwent a number of changes that have defined its exceptional nature and made it a unique experience in the context of national education. Each workshop is based on an equal number of credits (6+6 CFU) and always includes architectural composition (ICAR/14) associated with other disciplines (ICAR/12-16-19-20-21) with the aim of defining a dialogue-based architectural project. As this is a second-level workshop, the symmetry between the disciplines demonstrates the idea of architecture as a complex phenomenon which, through the identification of themes that involve interaction with different actors, completes the student’s training with a methodology typical of the polytechnic heritage. Among the cross-cutting contents, the ability to “read contexts in a multi-scale and multidisciplinary sense, making original technical and cultural choices and expressing consciously oriented points of view with respect to the complexity of reality” stands out. This approach not only enriches the students’ educational path but also promotes an integrated vision of architecture, which is fundamental for addressing contemporary challenges. The synergy between the different disciplines stimulates an innovative and conscious approach, preparing future architects to design solutions that are contextually relevant in the current landscape.

A second exceptional feature lies in the relationship between theory and design practice, which is expressed in the identification of a theme that is capable of meeting different requirements, no longer just a technical exercise but a complexity to be investigated, governed and managed, in line with what Ernesto Nathan Rogers expressed in his essay on “Casabella-Continuità” (1959), where he expresses the need to observe and draw from reality. The dialogue established between the two disciplines allows the project to develop as both an intellectual and technical action. Starting from an initial research phase, we move on to the conceptual definition, which is verified through project development using the classic tools of drawing and modelling in various forms. One of the objectives of the laboratory structured in this way is the ability to manage the complexity of the intervention, which today means dealing with issues related to the reuse of existing heritage, the relationship with the landscape and the environment, and the understanding of phenomena concerning the urban context and its evolution.

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Eccezioni. Il caso dei Laboratori Tematici 

Il laboratorio tematico, nella forma che lo caratterizza oggi, nasce come evoluzione di un’esperienza progettuale all’interno del corso di laurea magistrale in Architettura Ambiente Costruito Interni (ACI) e del suo corrispettivo in lingua inglese Architecture Built Environment Interiors (BEI) della Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano. Il corso, che ha preso avvio nell’anno accademico 2017-2018, promuove un’offerta didattica che pone al centro il learning by doing attraverso la proposta di laboratori disciplinari collocati nei primi due semestri e di laboratori tematici nel terzo semestre, quale ultimo momento formativo prima della scelta della tesi finale. È necessario fare una piccola premessa di contestualizzazione non solo sulle finalità, aspettative e questioni teoriche del corso di laurea magistrale, ma anche sull’evoluzione del laboratorio tematico per comprendere quella che viene definita nel saggio come sua eccezionalità. 

Il corso di studio in Architettura Ambiente Costruito Interni è una titolazione che accoglie istanze formative che affondano le sue origini nella cultura politecnica in grado di unire formazione culturale, ricerca e approfondimento teorico critico, con l’indirizzo professionale. Quest’ultimo mantiene un’apertura verso richieste che provengono dagli scenari di una realtà in costante mutamento ambientale, economico e sociale e che hanno ricadute dirette sulla concezione stessa dell’architetto. La scelta di collocare il laboratorio tematico come ultima esperienza progettuale nel terzo semestre del corso di studio ha un duplice significato: da un lato ben si inserisce nella costruzione dell’indirizzo in quanto consente di coniugare le due istanze su cui si fonda, una teorica e l’altra professionale e, dall’altro, permette di perfezionare tutti gli strumenti e le competenze apprese nel percorso complessivo (triennale + magistrale) per ricondurle nel progetto di tesi finale. Occorre fare una puntualizzazione sulla forma di questo laboratorio che inizialmente nasceva con una vocazione disciplinare e prevedeva la conduzione da parte di un visiting professor (6 CFU) con un’integrazione di materie affini (4 CFU). Il corso di studio offriva in tal modo cinque laboratori tematici tra loro alternativi (Architettura, Interni, Restauro, Tecnologia, Urbanistica) che permettevano allo studente di attuare una scelta già in funzione di interessi specifici maturati nel corso delle esperienze precedenti.

Eccezionalità di un percorso

Nell’anno accademico 2020-21 il laboratorio tematico subisce alcune modifiche che hanno permesso di definire quell’eccezionalità che lo caratterizza e che lo rende un’esperienza unica nel contesto dell’insegnamento nazionale. Ogni laboratorio è costruito a partire da una parità di crediti (6+6 CFU) e prevede sempre la presenza della composizione architettonica (ICAR/14) associata ad altre discipline (ICAR/12-16-19-20-21) con l’obiettivo di definire un progetto di architettura dialogante. Trattandosi di un laboratorio di secondo livello, la simmetria tra le discipline è la dimostrazione di un’idea di architettura come fenomeno complesso che, attraverso l’individuazione di temi che prevedono un confronto con attori diversi, completa la formazione dello studente con una metodologia tipica dell’eredità politecnica. Tra i contenuti trasversali spicca la capacità di «leggere i contesti in senso multiscalare e multidisciplinare, operando scelte originali, di carattere tecnico e culturale, ed esprimendo, rispetto alla complessità del reale, punti di vista consapevolmente orientati». Questa impostazione non solo arricchisce il percorso formativo degli studenti, ma promuove anche una visione integrata dell’architettura, fondamentale per affrontare le sfide contemporanee. La sinergia tra le diverse discipline stimola, infatti, un approccio innovativo e consapevole, preparando i futuri architetti a progettare soluzioni contestualmente rilevanti nel panorama attuale.

Una seconda eccezionalità risiede nel rapporto tra teoria e pratica progettuale che si esprime nell’individuazione di un tema che sia in grado di ottemperare alle diverse istanze, non più solo un esercizio tecnico ma una complessità da indagare, governare e gestire, in linea con quanto espresso da Ernesto Nathan Rogers nel saggio su «Casabella-Continuità» (1959) dove esprime la necessità di osservare e attingere dalla realtà. Il dialogo che si instaura tre le due discipline consente lo sviluppo del progetto come un’azione sia intellettuale sia tecnica. A partire da una fase di ricerca iniziale si passa alla definizione concettuale che viene verificata attraverso l’elaborazione progettuale utilizzando gli strumenti classici del disegno e del modello nelle diverse forme. Il laboratorio così strutturato ha tra gli obiettivi quello della capacità di gestione della complessità dell’intervento che significa, oggi, occuparsi di temi legati al riuso del patrimonio esistente, al rapporto con il paesaggio e l’ambiente, alla comprensione di fenomeni che riguardano il contesto urbano e la sua evoluzione. 

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Michela Bassanelli – Architect and PhD, Researcher (L. 240/10) in “Architettura degli interni e allestimento”, Dipartimento di Architettura e Studi Urbani, Politecnico di Milano.