When understood as a research operation, the teaching of the project allows us to advance some reflections on the construction of an idea of space, reflecting on what John Hejduk explained
during the exhibition and in the catalogue Education of an Architect: a point of view, regarding the exercise of the Cube Problem: “the student has experienced the architectural value of measurement, as it largely determines the future of the work as a usable object; at the same time, they have had the opportunity to develop a profound discourse on the character of architecture, whose ultimate goal is the production of objects capable of assuming all their characteristic attributes, both in two- and three-dimensional space”.
Starting from this premise, the contribution presents the experience conducted in three second-year workshops – namely, three editions of the Architectural and Urban Composition Workshop 2 integrated with Interior Architecture and conducted as part of the Master’s Degree Course in Architecture 5UE of the Department of Architecture of the University of Naples “Federico II” – proposing a synthesis of spaces, times and tools for teaching carried out in the field of design research.
Vertical and horizontal surfaces. Levels of dialogue
The first space of design investigation is the location of the project which, through direct knowledge, is explored in all its surfaces and in the relative “spatial rooms” that these configure. What happens next is an attempt to recreate and re-propose these settings in the laboratory classroom in an interpretative key, through the creation of large, medium and small-scale models and maquettes, through the elaboration of drawings, diagrams and floor plans, and the use, this time as supports, of horizontal and vertical surfaces for the display of reflections and design progress.
From the city to the laboratory classroom, therefore, the material and immaterial space of dialogue between teacher and student takes shape and, in traversing it, the most significant exchange takes place, a mutual in/out thanks to which, starting from a clear but flexible scheme, the moments of the course are measured and calibrated. In this multifaceted and changing space, the design conceptualisation of the area of study is explored, moving from the idea to the urban-spatial concept. The forms of the project are constructed around the latter, starting with operations that also involve the context and involve the identification of solids and voids, the articulation and pre-dimensioning of forms in space, and the prefiguration of the course of the sections in which the urban ground expresses its altimetric relationship with the architectural volumes.
In this way, flows understood as paths between spatial units, thresholds between interiors and exteriors, compositions between served and serving spaces, modularity of containers and contents, are transposed and analysed to be transformed into overhangs, ground connections, openings, bases and elevations, alternations of light and shadow, in defining the porosity of places as well as of the project.
Finally, the creative process is stimulated by the dialogue itself: students are encouraged to communicate their ideas, to engage in discussion with the teacher and their colleagues, and to contribute to the construction of a dynamic and conversational workspace in which they can design together.
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Tre laboratori 2. La didattica della ricerca progettuale
La didattica del progetto, quando intesa come un’operazione di ricerca, permette di avanzare alcune riflessioni sulla costruzione di una idea di spazio, riflettendo su quanto esplicitato da John Hejduk,
in occasione della mostra e nel catalogo Education of an Architect: a point of view, riguardo l’esercizio del Cube Problem: «lo studente ha sperimentato quale valore architettonico rivesta la misura, in quanto in essa risiede, in buona parte, il futuro dell’opera come oggetto utilizzabile; al tempo stesso ha avuto modo di sviluppare un discorso profondo sul carattere dell’architettura, il cui fine ultimo è la produzione di oggetti capaci di assumere tutti i loro attributi caratteristici, sia nello spazio a due che a tre dimensioni».
A partire da tale premessa, il contributo presenta l’esperienza condotta in tre laboratori del secondo anno – ossia tre edizioni del Laboratorio di Composizione architettonica e urbana 2 integrato con Architettura degli Interni e condotto nell’ambito del Corso di Laurea Magistrale in Architettura 5UE del Dipartimento di Architettura dell’Università di Napoli “Federico II” – proponendo una sintesi di spazi, tempi e strumenti di una didattica operata nell’ambito della ricerca progettuale.
Superfici verticali e orizzontali. Piani dell’interlocuzione
Il primo spazio di indagine progettuale è il luogo del progetto che, attraverso una conoscenza diretta, viene perlustrato in tutte le sue superfici e nelle relative “stanze spaziali” che queste configurano. Ciò che avviene, poi, è il tentativo di ricreare e riproporre in chiave interpretativa tali ambientazioni nell’aula di laboratorio, mediante la creazione di modelli e maquette a grande, media e piccola scala, attraverso l’elaborazione di disegni, diagrammi, planimetrie, e nell’uso, questa volta come supporti, di superfici orizzontali e verticali per l’esposizione delle riflessioni e degli avanzamenti progettuali.
Dalla città all’aula del laboratorio, dunque, si configura lo spazio materiale e immateriale dell’interlocuzione tra docente e studente e, nel percorrerlo, avviene lo scambio più significativo, un in/out vicendevole grazie al quale, a partire da uno schema chiaro ma flessibile, si misurano e si calibrano i momenti del corso. In questo spazio, multiforme e mutevole, si esplora la concettualizzazione progettuale dell’area di approfondimento, giungendo, dall’idea, al concetto urbano-spaziale. Attorno a quest’ultimo si costruiscono le forme del progetto, a partire da operazioni che coinvolgono anche il contesto e vedono l’individuazione di pieni e di vuoti, l’articolazione e il pre-dimensionamento delle forme nello spazio, la prefigurazione dell’andamento delle sezioni in cui il suolo urbano esplicita la sua relazione altimetrica con i volumi architettonici.
In questo modo, flussi intesi come percorsi tra unità spaziali, soglie tra interni ed esterni, composizioni tra spazi serviti e serventi, modularità di contenitori e contenuti, sono trasposti e analizzati per tramutarsi in sbalzi, attacchi a terra, bucature, basamenti e elevazioni, alternanze di luci e ombre, nel definire la porosità dei luoghi così come del progetto.
L’elaborazione ideativa è infine stimolata dall’interlocuzione stessa: gli studenti sono spronati alla comunicazione delle proprie idee, al confronto con il docente e con i colleghi, e contribuiscono alla costruzione di uno spazio di lavoro, dinamico e colloquiale, dentro cui, congiuntamente, si progetta.
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Adriana Bernieri – PhD, Researcher in “Composizione architettonica e urbana”, Dipartimento di Architettura (DiARC), Università degli Studi di Napoli “Federico II”.